Che cosa spinge a tracciare una trama condivisa tra fiabe e immagini in un percorso espressivo individuale, ma inserito in un contesto di gruppo? Perché unire insomma due linguaggi per taluni aspetti così lontani?

L’idea alla base del Laboratorio tra Fiaba e Immagine, ideato e sviluppato insieme alla scrittrice Silvia Andreoli per la comunità di recupero La Genovesa di Verona, è che niente renda più immediata l’espressione di sé e di un proprio percorso di vita che lo spazio di una narrazione in terza persona, capace di dare risalto ad azioni e scelte attraverso la forza evocativa di un’immagine che a quella narrazione aggiunge contenuto e spessore.

Dall’inizio di settembre alla fine di novembre 2019, con cadenza settimanale, un gruppo di ospiti ha intrapreso questo lavoro, che ha previsto una base di ascolto e attenzione sulle tecniche specifiche dei mezzi espressivi scelti e un impegno di applicazione pratica di quanto assunto.

Il ruolo dell’innovazione – da una parte l’alfabeto finalizzato alla costruzione di un’immagine fotografica che nasce dalla sperimentazione off-camera attraverso l’impiego di carta sensibile, delle soluzioni di sviluppo e fissaggio, dell’ingranditore e della luce in una camera oscura appositamente allestita in loco; dall’altra l’esplorazione dell’uso specifico della parola nella fiaba, il suo schema certo ma l’estrema libertà di variazione – ha impresso ai singoli una volontà di ricerca, capace di condurre a risultati a forte valore di condivisione.

Il clima nel gruppo si è rivelato infatti da subito di collaborazione, interesse e ascolto, elementi questi che hanno consentito di arrivare al termine del laboratorio ad una varietà di elaborati molto ampia, a forte impatto personale e di originalità.

La natura delle tecniche privilegiate ha inoltre permesso di eliminare un eventuale freno indotto da tematiche competitive, stimolando invece la ricerca di uno stile per sé. Aspetto questo poi rispettato anche nella produzione dei libretti finali.